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Maria Grazia Floris
31/05/2011

…Per non essere seconde a nessuno..

Quando un infermiere professionale si candida per una collaborazione professionale con una struttura penitenziaria, diverse possono essere le ragioni che lo inducono a ciò.

All’inizio

  • la curiosità;
  • il bisogno di fare nuove esperienze;
  • la consapevolezza di essere più facilmente accolti, vista la difficoltà di reclutamento in altre sedi;
  • il bisogno di un guadagno più immediato e sufficientemente garantito, in termini di continuità

possono essere tra i fattori determinanti.

Spesso a ciò può associarsi la falsa percezione che la struttura penitenziaria sia un luogo di scarso impegno, con standard sanitari non elevati ed un’organizzazione interna precaria e provvisoria. Uno scarso livello motivazionale può essere accentuato dai compensi fissati dal Dipartimento che sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli proposti da strutture private o convenzionate.

Poi accade (per quelli professionalmente più dotati o eticamente più orientati) di rendersi conto che la Medicina Penitenziaria è un ambito in cui l’impegno professionale ha una sua specificità e può essere interessante ed appassionante.
Questo spinge a fare scelte professionali globali, che consentano di conservare uno spazio per tale attività. Con il passare degli anni ci si rende conto di avere acquisito esperienza ed competenze specifiche e qualificate.

Quando una collega ci raggiunge in struttura per la prima volta, ci rendiamo conto che, a prescindere da quanto è già nel suo bagaglio esperienziale (con il quale può contribuire alla crescita sanitaria di tutti) chi già svolge tale attività ha in più

–      competenze organizzative specifiche, enfatizzate dalla necessità

  • di garantire la “sicurezza” interna, nella sua più ampia accezione;
  • di curare la tenuta in ordine e la gestione delle documentazioni;
  • di contribuire alla gestione dei farmaci e dello spazio interno adibito a deposito di questi;

–      competenze giuridiche, correlate alla natura degli interventi infermieristici che si devono compiere ed alle informazioni che bisogna acquisire, ai fini di una corretta collaborazione con i medici;

–      capacità di approccio al disagio psichico, ricorrente e costante in persone private della libertà;

–      competenze specialistiche in ambiti come

  • la psichiatria,
  • la tossicologia
  • l’infettivologia,
  • l’odontoiatria

presenti in tutte le strutture o anche in relazione ad altre branche specialistiche attivate all’interno;

–      di counseling, visto che un’adeguata informazione e supporto su problematiche sanitarie specifiche è essenziale in un ambito multietnico e quindi con più culture.

Ci rendiamo conto di come le esigenze di supervisione sulla tenuta igienica degli ambienti o il supporto alle persone possa incidere notevolmente sulla qualità dell’esperienza detentiva e che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo essere espressione della civiltà dello Stato, al cui servizio (sia pure, in genere, da libere professioniste) ci siamo poste.

A partire dal prossimo mese cercheremo di condividere (con chi vorrà darci una mano nella redazione dei testi o vorrà leggerci) riflessioni specifiche in relazioni ai diversi aspetti che caratterizzano il nostro lavoro, cercando di fare riferimento a quanto in termini procedurali stiamo puntualizzando, alla luce di quanto

* un direttore dotato di grandi doti manageriali

* ed un Medico Incaricato Provvisorio

hanno saputo indicarci, quale nostro momento specifico, nel contesto di una realtà in cui progettualità e capacità di verifica sono la consuetudine.

Essere Infermieri Penitenziari, non è dequalificante; non siamo operatori di serie B, anzi siamo assolutamente convinti della nostra specificità e cercheremo, con umiltà, di testimoniarlo anche attraverso questa pagina., Speriamo, con l’aiuto di tutti, di coagulare un gruppo infermieristico all’interno della Sezione Lombardia, capace di contribuire alla crescita della Società.

In conclusione riteniamo di potere affermare che per un infermiere motivato non c’è differenza n partenza tra un posto di lavoro ed un altro, l’importante è che la voglia di scoprire situazioni nuove sia sempre viva.  

I.P. Rosy Francone              I.P. De Luca Cristiana

 

 

Maria Grazia Floris
Author: Maria Grazia Floris

Medico chirurgo

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