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Martina Melesi
18/02/2016

IL PAZIENTE HCV RISTRETTO E IL NUOVO TRATTAMENTO TERAPEUTICO

Milano, 19.02.2016 – L’Unità Operativa di Medicina Protetta, in conformità alle normative vigenti riguardanti il “Riordino della Medicina Penitenziaria”, venne inaugurata all’interno dell’Azienda Ospedaliera- Polo Universitario San Paolo di Milano nel 2001. (1)

Tale reparto di degenza nasce dall’esigenza di creare una stuttura idonea all’accoglienza di detenuti affetti da patologie non sempre curabili con le risorse sanitarie a disposizione nei vari istituti penitenziari italiani e che quindi necessitano di un ricovero per intraprendere un percorso diagnostico-terapeutico a tutela della salute .

Esso rappresenta una nuova realtà ospedaliera, con carattere di mutidisciplinarietà, destinata esclusivamente al ricovero di pazienti di sesso maschile in regime di detenzione ed è strutturalmente e funzionalmente autonoma con proprio personale medico, infermieristico, personale di supporto e personale di polizia penitenziaria. (2)

L’utenza, alla quale questo servizio sanitario poli-specialistico  si rivolge, è sicuramente diversa rispetto al “paziente” di una qualsiasi altra U.O. proprio in relazione allo stato di libertà controllata, al percorso burocratico e alle difficoltà logistche (che molto spesso si sommano a quelle di tipo cliniche) che si presentano prima, durante e dopo il ricovero.

È rilevante, a questo punto, per meglio esplicitare l’obiettivo perseguito, citare la normativa in materia sanitaria che regola la professione infermieristica.

Il Codice Deontologico dell’Infermiere nella più recente edizione del 2009 riporta:

–          Capo 1 Art. 3: “La responsabilità dell’infermiere consiste nell’assistere, nel curare e nel prendersi cura della persona nel rispetto della vita, della salute, della libertà e della dignità dell’individuo”

–          Capo 1 Art. 4: “L’infermiere presta assistenza secondo principi di equità e giustizia, tenendo conto dei valori etici, religiosi e culturali, nonché del genere e delle condizioni sociali della persona.”

–          Capo 4 Art. 22: “L’infermiere conosce il progetto diagnostico-terapeutico per le influenze che questo ha sul percorso assistenziale e sulla relazione con l’assistito”.

–          Capo 4 Art. 27: “L’infermiere garantisce la continuità assistenziale anche contribuendo alla realizzazione di una rete di rapporti interprofessionali e di una efficace gestione degli strumenti informativi.”

–          Capo 5 Art. 41: “L’infermiere collabora con i colleghi e gli altri operatori di cui riconosce e valorizza lo specifico apporto all’interno dell’équipe”. (3)

Il D.M n. 739/94: “Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere” riporta:

–          Art. 1. 3. d: “… l’infermiere garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche”. (4)

In riferimento a quanto detto e secondo la logica olistica della cura al malato, l’obiettivo perseguito è la tutela della salute del paziente in regime di detenzione garantendo un percorso diagnostico-terapeutico come nel caso di un qualsiasi cittadino libero, assicurando una continuità assistenziale tra carcere-ospedale e viceversa.

Focalizzando l’attenzione sulla gestione infermieristica del trattamento farmacologico con i nuovi farmaci inibitori delle proteasi, l’èquipe multidisciplinare ha ritenuto opportuno analizzare le possibili problematiche organizzative e riflettere sulla creazione e attuazione di nuovi modelli operativi al fine di garantire al paziente una corretta, continua e controllata modalità di somministrazione della terapia, in modo che l’aderenza al trattamento risultasse il più possibile totale.

Dal punto di vista operativo, è l’infermiere che si occupa della presa in carico del paziente e della gestione e somministrazione della terapia, ed essendo tale trattamento di recente utilizzo, l’èquipe infermireistica ha ritenuto opportuno intraprendere un percorso che chiarisse ai singoli operatori i principi dello stesso:

–          Criteri di selezione dei pazienti idonei

–          Tipologia, funzione, posologia della terapia, effetti collaterali ed eventuali interazioni farmacologiche

–          Modalità di somministrazione

–          Durata del trattamento

–          Procedure amministrative per la richiesta/gestione del farmaco

–          Aspetti economici legati al trattamento

Dal punto di organizzativo è stato necessario adottare una modalità operativa, condivisa dall’èquipe, che potesse determinare la corretta gestione del paziente e della terapia sia negli istituti di pena sia in ambito ospedaliero, garantendo la continuità delle cure.

Riguardo la nostra U.O., vista l’importanza di tale terapia, visti i risultati positivi della stessa, data la tipologia del paziente, visti i costi elevati del trattamento e l’impatto sociale ed etico dello stesso, è stato creato un iter gestionale ad hoc che permette il controllo della terapia, il passaggio di informazioni tra operatori sanitari intra ed extraospedalieri, la collaborazione tra personale sanitario e personale di polizia penitenziaria.

Tale iter trova le basi nella formazione del personale sanitario, infatti, nella nostra U.O.,  sono state organizzate lezioni frontali con il medico specialista infettivologo, autorizzato alla prescrizione AIFA di tali farmaci e partecipante al progetto di ricerca.

Relativamente all’U.O. di Medicina Protetta, sono stati procedurizzati i momenti peculiari della presa in carico del paziente e della somministrazione della terapia.

Bisogna premettere che il paziente detenuto giunge al ricovero ospedaliero accompagnato dal farmaco personale prescritto per il trattamento.

All’ingresso del paziente in U.O. l’infermiere prende in carico il paziente e si accerta in prima persona (consapevole dell’impossibilità di sostituzione del trattamento farmacologico) che i farmaci del paziente abbiano seguito il paziente nel trasferimento dall’istituto penitenziario all’ospedale.

Il farmaco è accompagnato da un modulo di registrazione/scarico sul quale avviene la movimentazione dello stesso in modo da poterne tenere il conteggio e risalire ad eventuali difformità rispetto al programma terapeutico; all’ingresso del paziente in reparto, l’infermiere  esegue il conteggio delle singole compresse provenienti dal carcere.

Su tale modulo di registrazione/scarico, vi è una calendarizzazione della durata di quattro settimane, e l’infermiere, ad ogni singola somministrazione, secondo prescrizione, effettua il conteggio pre e post somministrazione apponendovi data e firma. Tale modulo è utile per verificare la scorta di farmaco presente e provvedere, con tempistiche adeguate, all’approvvigionamento dello stesso, in collaborazione con il medico specialista infettivologo. Inoltre l’infermiere si accerta che la terapia venga correttamente riportata e prescritta sul foglio unico di terapia in uso in U.O.

I farmaci in questione sono farmaci personali del paziente e riguardo lo stoccaggio, questi non vengono collocati nell’armadio dei farmaci presenti in reparto, ma vengono identificati con i dati del paziente e sigillati insieme al modulo di registrazione/scarico in un contenitore trasparente posto in vista sul carrello della terapia (ubicato nella guardiola infemieristica).

Affinchè il passaggio di informazioni tra gli operatori dell’èquipe assistenziale risulti chiaro, completo e rintracciabile, l’infermiere che prende in carico il paziente e il farmaco stila una nota informativa, nella scheda infermieristica,  riguardo la suddetta terapia.

La somministrazione della terapia è una pratica di responsabilità infermieristica, e tale prestazione è un processo che comprende più fasi e può esporre l’infermiere ad errore. (5)

Al fine di ridurre l’incidenza di errori nella gestione della terapia farmacologica l’infermiere deve ricorrere alla cosidetta “regola delle 7 G”:

–          Giusto farmaco

–          Giusta dose

–          Giusta via di somministrazione

–          Giusto orario

–          Giusta persona

–          Giusta registrazione

–          Giusto controllo (6)

Maggiori difficoltà si riscontrano nella somministrazione della terapia orale, infatti un paziente non compliante può mettere in atto strategie elusive al fine di convincere l’infermiere di aver assunto effettivamente il farmaco. Il ruolo dell’infermiere è di fondamentale importanza nell’approccio al paziente, in quanto viene a crearsi un delicato rapporto terapeutico basato sulla fiducia e compliance al trattamento: l’infermiere è responsabile, dal punto di vista deontologico ed etico, della corretta somministrazione e del controllo dell’effettiva assunzione del farmaco, come appena detto. 

Al momento della dimissione del paziente, l’équipe infermieristica si occupa del trasferimento del farmaco (che deve perentoriamente seguire il paziente) e consegna lo stesso, adeguatamente identificato e sigillato al personale di polizia penitenziaria di scorta al trasferimento.

A questo punto  termina la  gestione intra-ospedaliera del farmaco e lo stesso riprende il modello gestionale in atto negli istituti penitenziari.

Possiamo concludere asserendo che la modalità operativa di gestione di tale trattamento, adottata dall’U.O.  di Medicina Protetta, si è rivelata efficace nel raggiungimento dell’obiettivo, in quanto dai dati si evince una consistente percentuale di trattamenti andati a buon fine con alti livelli di compliance del paziente.

Inoltre si è raggiunto l’obiettivo primario della continuità delle cure, infatti, mediante la formazione/aggiornamento dell’operatore sanitario, grazie al coinvolgimento dello stesso nell’elaborazione di procedure ad hoc,  grazie alla condivisione delle informazioni inerenti l’iter diagnostico-terapeutico, attraverso un importante lavoro d’èquipe, si è riusciti a garantire, nella “presa in carico” del paziente detenuto dal carcere all’ospedale, la corretta e continua somministrazione della terapia e delle cure, mantenendo adeguati standard di assistenza, come nel caso di un qualsiasi paziente libero, ottenendo, a volte, di migliorare la prestazione assistenziale in termini di tempestività. 

A cura di:

Martina Melesi

Coordinatore inferimieristico U.O. Medicina Protetta ASST Santi Paolo e Carlo

Felicia Costantino

Infermiere U.O. Medicina Protetta ASST Santi Paolo e Carlo

BIBLIOGRAFIA

(1)Decreto Legge n. 230/99 Riordino della medicina penitenziaria a norma dell’art. 5 della Legge 30 Novembre 1998 n. 419 http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/99230dl.htm  consultato il 16 dicembre 2015

(2)Melesi MM, Armelloni A, Giannattasio C, et al, Medicina Penitenziaria: l’esperienza dell’equipe infermieristica dell’A.O. San Paolo di Milano, IO INFERMIERE, 2008; N.3, 28-34.

(3)Silvestro A, Barbieri G et al, Curatore IPASVI, Commentario al codice deontologico dell’infermiere, McGraw-Hill,  2009; 3-12

(4)D.M n. 739/94: Regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere

(5)Benci L, La prescrizione e la somministrazione dei farmaci, responsabilità giuridica e deontologica, Mc Graw Hill, seconda edizione, 2014; 147-148

(6)Castaldo A, Melo TE, Boeri C, prevenzione degli errori di terapia nella pratica infermieristica, Quesiti clinico assistenziali, marzo 2013, anno 4, n.5 http://fad.saepe.it/approfondimenti/NF13_errori.1.pdf

Martina Melesi
Author: Martina Melesi

Infermiere

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