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Maria Grazia Floris
12/05/2011

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Giustizia: da oggi la Sanità Penitenziaria passa al SSN

Intervento di Andrea Franceschini, direttore sanitario del Regina Coeli e presidente della S.I.M.S.PE

“Dobbiamo essere protagonisti della riforma!”, dice Andrea Franceschini, direttore sanitario del Regina Coeli e presidente della S.I.M.S.PE. Entra in vigore domani il Dpcm che trasferisce al Servizio Sanitario Nazionale la Sanità penitenziaria. Pubblicato in G.U. il 30 maggio, il Dpcm segna per l’aspetto legislativo la conclusione, e per l’aspetto operativo l’inizio, del lungo cammino di riforma iniziato nel 1999 con il D.L. 230 “Una riforma di cui dobbiamo essere parte attiva!” ha detto Andrea Franceschini, direttore sanitario dell’Istituto Penitenziario Regina Coeli e presidente della S.I.M.S.PE. – Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria Onlus. Da domani vengono trasferite al Servizio Sanitario Nazionale tutte le competenze sanitarie della medicina generale e specialistica, i rapporti di lavoro e le risorse economiche e strumentale sinora in capo al Ministero della Giustizia. “La medicina penitenziaria è materia delicatissima – afferma Franceschini  – basti pensare che sono circa 2.000 in Italia gli operatori dedicati, tra Medici ed Infermieri, rispetto ad una popolazione detenuta che ha superato abbondantemente le 50.000 presenze. Lavorare in carcere richiede un impegno straordinario, maggiori conoscenze e competenze. Fornire un farmaco, effettuare una diagnosi, disporre un ricovero, esprimere una valutazione clinica possono influire in maniera significativa non solo sulla salute ma sull’intera storia processuale di una persona detenuta.

Occorrono fortissimo senso di responsabilità e passione. S.I.M.S.Pe fu fondata proprio per lo studio scientifico dei problemi del penitenziario e per la promozione di attività nel settore della formazione ed assistenza sanitaria e socio-sanitaria nei confronti delle persone detenute ed internate”. “Ora è per noi giunto il momento di essere protagonisti della riforma!”prosegue Franceschini che evidenzia ancora “Affinché la riforma diventi effettiva e non rimanga incompleta, noi che da anni operiamo in carcere crediamo essenziale un processo di osmosi, di reciproca conoscenza e integrazione, di formulazione di adeguati modelli operativi che ci consentano di esprimere la professionalità con un’ assistenza di qualità.

Non si può infatti ritenere che sia sufficiente trasferire l’ assistenza sanitaria penitenziaria alle Asl per renderla automaticamente in grado di rispondere alle necessità”. In particolare il Dpcm prevede la realizzazione di un Tavolo dedicato  presso la Conferenza Stato-Regioni per il coordinamento e l’armonizzazione delle linee guida generali con i servizi sanitari realizzati da ciascuna Regione. “Il nostro invito ai Ministri Sacconi ed Alfano, ai  Sottosegretari Martini e Fazio, al Presidente della Conferenza Stato-Regioni – conclude Andrea Franceschini – è: non disperdete il patrimonio prezioso che S.I.M.S.Pe. rappresenta. Lavoriamo insieme!”. Medici carceri: passaggio a Ssn ci veda coinvolti”Una riforma attesa e voluta” quella dell’assistenza sanitaria ai detenuti perché “il vecchio modello era obsoleto. Ma le nuove norme devono vedere      coinvolti i medici penitenziari in prima persona per definire i modelli      organizzativi più adatti ad un’assistenza integrata con il servizio      sanitario nazionale”. Così Andrea Franceschini, presidente della società   italiana di medicina e sanità penitenziaria, spiega il percorso che da      domani si apre per il passaggio dell’assistenza sanitaria ai detenuti al      Ssn. “Non solo personale e finanziamenti dovranno essere gestiti dalle     Regioni e Asl – sottolinea Franceschini – ma si dovranno definire      correttamente ruoli professionali e modelli organizzativi appropriati per     dare tutte le forme di assistenza e prestazioni adeguate ad un’ampia      popolazione di persone ospitata in circa 240 istituti”.

“La medicina penitenziaria è materia delicatissima – afferma Franceschini – basti pensare che sono circa 2.000 in Italia gli operatori dedicati, tra      medici ed infermieri, rispetto ad una popolazione detenuta che ha superato abbondantemente le 50.000 presenze. Lavorare in carcere richiede un impegno straordinario, maggiori conoscenze e competenze. Fornire un farmaco, effettuare una diagnosi, disporre un ricovero,esprimere una valutazione clinica possono influire in maniera significativa non solo sulla salute ma sull’intera storia processuale di una persona detenuta”. “Non vorrei che in questo passaggio delicato – spiega Franceschini che è anche direttore sanitario dell’istituto penitenziario di Regina Coeli -possa pesare anche la situazione di crisi finanziaria per alcune Regioni e si desse a quest’area dell’assistenza un ruolo residuale. Il Ssn in questo percorso dovrà integrarsi con una cultura e una mentalità che per ora sono poco sconosciuti. Per questo nel processo di riforma che prende il via domani dobbiamo essere parte attiva. Il nostro invito ai Ministri Maurizio Sacconi e Angiolino Alfano, ai Sottosegretari Francesca Martini e Ferruccio Fazio, al Presidente della Conferenza Stato-Regioni – conclude Franceschini – è di non disperdere il patrimonio prezioso che la società di medicina penitenziaria rappresenta”.

 Andrea Franceschini
direttore sanitario del Regina Coeli
e presidente della S.I.M.S.PE.                                      17/06/2008

 

 

Maria Grazia Floris
Author: Maria Grazia Floris

Medico chirurgo

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