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LA MALATTIA DA HCV IN AMBITO PENITENZIARIO

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Data / Ora
Date(s) - 16/12/2016
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute in carcere come salute pubblica E’ infatti noto che i problemi del carcere riguardano l’intera società e non soltanto una sua piccola parte isolata e chiusa dietro le sbarre: questo concetto è particolarmente vero per le malattie infettive diffusibili come l’epatite C

L’infezione da virus dell’epatite C (HCV) è un’epidemia globale con una stima degli infetti nel mondo di circa 150 milioni di persone. L’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di persone affette da infezione cronica da HCV e decessi per HCC, il quale rappresenta la quinta causa di morte per tumore. I nuovi farmaci antivirali commercializzati danno al clinico nuovi ed efficaci strumenti nel trattamento di questi pazienti. L’elevata presenza di cirrosi epatica nella popolazione detenuta con epatopatia HCV relata rispetto alla popolazione generale (Cenderello et al 2015) e l’impossibilità, spesso, da parte del servizio sanitario di raggiungere questi soggetti fuori dal carcere rendono il setting penitenziario particolarmente adatto a realizzare interventi di presa in carico da parte del servizio pubblico

Da Giugno 2015 è attivo presso il Reparto di Medicina Protetta Malattie Infettive l’ambulatorio per i pazienti epatopatici in stato di detenzione della regione Lazio che si pone gli obiettivi di essere un punto di riferimento per tutti gli istituti penitenziari della regione Lazio ed intervenire nella diffusione dell’infezione da HCV su una popolazione hard to reach e hard to treat, offrendo le stesse opportunità di assistenza sanitaria rispetto ai non detenuti.

A Giugno 2016 i pazienti seguiti presso il nostro Ambulatorio erano 54, quasi tutti affetti da epatopatia HCV relata. La maggior parte presentava quadri di fibrosi avanzata o molto avanzata e non aveva mai fatto terapie antivirali precedentemente. 27 pazienti attualmente hanno iniziato e terminato la terapia proposta, mantenendo la continuità assistenziale, pur ottenendo in alcuni casi misure alternative con uscita dal carcere; sono quindi tornati in ambulatorio di malattie infettive all’Ospedale Belcolle, pur essendo di Roma. Tutti i pazienti sono guariti. I pazienti detenuti che non hanno iniziato la terapia non avevano i criteri clinici od individuali che avrebbe garantito l’intero percorso terapeutico proposto

In conclusione I DAAs hanno rivoluzionato lo scenario della terapia dell’epatite C anche nei penitenziari, consentendo alla quasi totalità dei detenuti che iniziano il trattamento di portarlo a termine con successo. La fibrosi avanzata che si riscontra nel paziente detenuto con epatopatia HCV relata ha spesso una genesi multifattoriale Le limitazioni alla prescrizione della terapia per l’epatite C, per quanto riguarda i criteri non clinici, da tenere necessariamente in considerazione in questa popolazione, sono le stesse per i regimi con INF e RBV e per i regimi con i DAAs Un centro ospedaliero con un expertice infettivologica e di sanità penitenziaria di riferimento per gli istituti penitenziari della regione lazio garantisce un sistema di rete interprofessionale associata ad un percorso di continuità assistenziale intra-extramurario fondamentale nella gestione di

terapie ad alto costo ed impatto sulla salute pubblica, garantendo il rispetto della migliore scelta farmacoeconomica, intervenendo su un circuito epidemiologico che investe la popolazione generale e raggiungendo a livello terapeutico soggetti lontani spesso dal sistema sanitario.

LOCANDINA VITERBO IMPROVE (1)

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