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Maria Grazia Floris
27/05/2011

Allarme medici delle carceri

 – Carceri italiani come ‘lazzaretti’: l’80% dei circa 70 mila detenuti ha infatti problemi di salute, più o meno gravi. Solo il 20% è sano. Addirittura uno su tre è tossicodipendente.
Senza contare che, dei circa 20 mila detenuti che hanno fatto il test per l’Hiv, il 4% è risultato positivo.
A scattare l’allarmante fotografia è la Società italiana di medicina e sanità penitenziaria (Simspe), che domani e venerdì, a Chieti e a Pescara, terrà il suo XI Congresso nazionale. Appuntamento nel corso del quale verrà denunciata una vera e propria “emergenza sanitaria” all’interno dei penitenziari, sempre più affollati.
“L’obiettivo del Congresso – spiega all’Adnkronos Salute Francescopaolo Saraceni, della segreteria regionale sezione Abruzzo della Simspe – è quello di puntare con forza sulla formazione degli operatori sanitari che lavorano all’interno delle carceri, così da garantire un servizio sempre più efficiente. Secondo il rapporto della commissione Giustizia del Senato – sottolinea Saraceni – solo il 20% dei detenuti è sano.
Del restante 80%, il 38% versa in condizioni mediocri, il 37% in condizioni scadenti, il 4% ha problemi di salute gravi”. A rendere il quadro ancora più fosco ci sono poi le stime del Dipartimento amministrazione penitenziaria (Dap).
“Secondo il Dap – prosegue Saraceni – del 30% dei detenuti che si è sottoposto al test Hiv, il 4% è risultato positivo”. E ancora. “Il 16% soffre di depressione o altri disturbi psichici. Il 15% ha problemi di masticazione, il 13% soffre di malattie osteoarticolari, l’11% di malattie epatiche, il 9% di disturbi gastrointestinali. Circa il 7% è infine portatore di malattie infettive”.
Un detenuto su tre ha inoltre problemi di tossicodipendenza. Secondo i dati emersi dalla relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze, si stima che il 33% dei detenuti fa uso di droghe: il 49,9% consuma più di una sostanza, il 27,6% oppiacei e il 23,4% cocaina.
Il problema numero uno sembra però essere il sovraffollamento all’interno delle celle. “L’esigenza fondamentale – evidenzia Saraceni – è evitare che il sovraffollamento porti ad acuire il disagio psichico insito in una comunità chiusa.
La Simspe può contribuire a dare una risposta efficace a questi problemi partendo proprio dalla formazione degli operatori penitenziari”.
Nel corso del Congresso, verrà inoltre affrontato il tema legato al passaggio di competenze nella gestione dell’assistenza sanitaria, dall’amministrazione penitenziaria al Servizio sanitario nazionale. Passaggio iniziato nel 2008 e completato finora in 15 regioni. Resta da completare in quelle a statuto speciale.
“La maggiore criticità – spiegano alla Simspe – è nella necessità di stabilizzare il personale che aveva un rapporto di lavoro con l’amministrazione penitenziaria e che ora è passato alle dipendenze delle Asl, così da non disperdere l’esperienza acquisita in anni di attività

Maria Grazia Floris
Author: Maria Grazia Floris

Medico chirurgo

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