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Maria Grazia Floris
21/05/2011

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Mai come in questo momento c’è necessità di una classe politica che sia disponibile ad ascoltare.

Al Sig. Ministro del Welfare
On. Maurizio Sacconi
Al Sig. Ministro della Giustizia
On. Angelino Alfano
Ai Sigg.ri Sottosegretari di Stato alla Salute ed alla Giustizia
Prof. Ferruccio Fazio
On. Francesca Martini
On. Maria Elisabetta Alberti-Casellati
On. Giacomo Caliendo

Roma, 2008-05-21

Signori Ministri, Signori Sottosegretari,
Benvenuti !
Mai come in questo momento c’è necessità di una classe politica che sia disponibile ad ascoltare.
Il transito dei servizi sanitari penitenziari dalla Giustizia al SSN è una cosa seria !
Incredibilmente seria. Molto più seria di quanto possa apparire dal di fuori anche agli stessi amministratori regionali.
Soprattutto in questo momento, in cui dal Paese emerge richiesta di sicurezza e di certezza della pena. Soprattutto nel momento in cui questo Governo fa comprendere che alcun nuovo indulto sarà deliberato e che le carceri torneranno ad essere quel luogo fisico dove ad una pena certa deve corrispondere un impegno sociale di recupero ugualmente certo.
Ed allora la sanità assume un valore intrinseco al sistema, con contenuti che oggi vanno ben oltre la fondamentale pronuncia del Consiglio di Stato del 1987. Sicurezza e trattamento all’interno dell’istituzione penitenziaria non possono prescindere da adeguate condizioni di salute, e queste dovranno continuare a trovare un’adeguata risposta, nonostante i mutati bisogni del sistema-carcere, in ragione delle diverse e più complesse esigenze sanitarie della popolazione detenuta, come ormai vengono registrate.

In questo periodo abbiamo letto di tutto e lo abbiamo già scritto.
La firma del DPCM è stato un atto dovuto, anche la sua registrazione presso la Corte dei Conti e la prossima pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Ma si è trattato di un semplice passaggio di competenze; la prosecuzione dell’iter di riforma è certamente ben altra e più complicata cosa!
Abbiamo segnalato e denunziato da oltre un anno i limiti forti della metodologia adottata durante la precedente legislatura dai dicasteri della Giustizia e della Sanità per la redazione del DPCM e, soprattutto, dei documenti allegati, in particolare le linee-guida. Un percorso nel quale gli operatori penitenziaria sono stati esclusi. Un percorso nel quale sono assolutamente mancate le competenze vere!
Le indispensabili competenze professionali sul sistema sanitario in carcere!
Sono mancati i Medici Incaricati, sono mancati i Medici dei Provveditorati, sono mancati i Medici Incaricati operanti al DAP ! Non sono stati ascoltati i medici SIAS e gli Specialisti. E’ mancata la SIMSPe, unica sigla che raccoglie le migliori e più aggiornate professionalità operanti nelle carceri italiane. Ed il frutto della disconoscenza del settore penitenziario e della sua sanità è palese, dalla lettura dei documenti che in maniera ancora ufficiosa circolano.
Un frutto acefalo, dove manca l’elemento principale : la specificità della Medicina Penitenziaria, da cui discendono i modelli operativi veri; quelli che devono vedere affiancati alle attività proprie del servizio di medicina penitenziaria, quali discendenti dalle norme vigenti, i servizi SSN sussidiari per le grandi aree parallele di patologia : la salute mentale, le dipendenze, le malattie infettive.
La specificità dalla quale discende l’unico modello operativo possibile (Dipartimenti ed Unità Operative multiprofessionali e plurispecialistiche su modelli di distribuzione territoriale specifici per Regione, collegati funzionalmente con i rispettivi PRAP) e di conseguenza, una volta rielaborati i modelli, la doverosa ricollocazione per il personale in transito, con i contratti previsti nel SSN, con la dignità che si deve a chi è pronto a fare una scelta di qualità per dare al SSN un nuovo servizio di area penale, che porti la sanità del 2008 nelle carceri per adulti e nelle strutture penitenziarie minorili, nei CPT che potrebbero divenire a breve luoghi detentivi, che assista ove occorra nelle aule di giustizia, che sia il riferimento sanitario dell’Autorità Giudiziaria e delle Istituzioni. Non più una sanità nascosta e quasi di serie B, ma un servizio del territorio, integrato con gli altri servizi orientati alle fasce più deboli, una medicina di comunità nella quale si confrontino l’aspetto clinico e quello medico-legale, e si integrino, armonizzandole e contestualizzandole al sistema-carcere, le altre professionalità specifiche già operanti in carcere nelle già segnalate aree parallele : esperti in tossicodipendenza, infettivologi, psichiatri.
Lo chiede proprio quello stesso personale che, in cambio della possibilità della piena compatibilità, è stato mortificato da oltre un decennio dalla Giustizia, e che oggi chiede a giusto diritto la corretta ricollocazione nel SSN, nel pieno rispetto delle funzioni esercitate.
Una recente nota del Forum ha finalmente reso chiarezza del metodo seguito : il timore delle resistenze interne ed esterne al mondo penitenziario ha “democraticamente” suggerito di estromettere tutti gli operatori dalla scrittura delle nuove regole ! Oggi finalmente bisogna voltare pagina.
Dalle parole, la troppa retorica che abbiamo letto e che ancor oggi leggiamo da chi si dichiara sia favorevole che contrario, ai fatti.

Fare sanità seriamente dentro un carcere è maledettamente difficile. Ed allora da oggi spazio alle competenze vere!
Non quelle parolaie, quelle referenziate dalla politica, quelle autoreferenziate da nuovi acronimi o dei funzionari regionali che del carcere conoscono solo la e-mail o aspetti organizzativi marginali rispetto alle dinamiche complesse di sistema !
Da oggi bisogna costruire la riforma vera, quella che dovrà far funzionare meglio questo sistema, garantendo salute, prevenzione, attività diagnostiche e terapeutiche, nel rispetto delle regole di sicurezza e della funzione trattamentale che è intrinseca alla sanità intramuraria !

Ed allora, Sigg.ri Ministri e Sottosegretari, vi chiediamo di ripartire su basi serie e condivise !
Bisogna rivedere innanzitutto in sede centrale le linee-guida. Ma con gli operatori. La nostra sigla è pronta a collaborare nell’ambito di un nuovo Gruppo di Lavoro, forte della professionalità conquistata sul campo e nelle più significative posizioni funzionali sanitarie nella Giustizia.
E’ necessario rivedere i modelli organizzativi!
Per dare alle Regioni indicazioni più adeguate e corrette; indicazioni necessarie a formare in ambito SSN un sistema efficace per i nostri tempi, senza avventure!
Chiediamo quindi che sia ricostituito un Gruppo di Lavoro interministeriale che affianchi la Conferenza Stato–Regioni ed altri organismi, per riformulare i modelli operativi di cui le linee-guida del progetto-obiettivo, e che di conseguenza valuti in maniera seria e corretta la ricollocazione del personale in transito. Chiediamo che in questo vengano inseriti esponenti della SIMSPE, unica Società Scientifica di settore, unica in grado di contribuire a disegnare in maniera seria e corretta la futura sanità penitenziaria affrontando da subito queste delicatissime tematiche.
Si sappia, On. Ministro del Welfare ed On. Guardasigilli, che proprio la Giustizia è stata scorretta con i suoi operatori ! E proprio il DAP, che ha trattato i suoi Medici e gli Infermieri a convenzione come i saldi di fine stagione, ha attivato la mobilità orizzontale per gli Infermieri di ruolo che, forse, non gradiscono il transito alla sanità pubblica …. Con il risultato che molti di questi hanno preferito rimanere come amministrativi nel Ministero della Giustizia, facendo disperdere un patrimonio incommensurabile di esperienza in questo servizio!
È necessario, On. Alfano che la Giustizia sia onesta, ancorché giusta, ed una buona riforma, per le carceri italiane, parte proprio dal Suo Dicastero.
La preghiamo quindi, tramite il DAP, per rendere serio ed efficace il procedimento di transito del personale medico, di dare avvio nell’immediatezza alle procedure che consentano di :
– aggiornare subito la pianta organica dei Medici Incaricati degli Istituti Penitenziari italiani alla luce dei nuovi posti creatisi dopo il 1991 (epoca della Legge che ha stabilito l’attuale dotazione organica in 350 unità; oggi, dopo 17 anni il numero è superiore a 450 unità. I Colleghi che ricoprono queste funzioni negli Istituti Penitenziari e nelle sezioni di nuova istituzione vengono utilizzati con un contratto improprio !);
– applicare le vigenti norme di stabilizzazione del precariato ai Medici Incaricati Provvisori aventi titolo (definiti, per l’inerzia delle burocrazie dipartimentali “a tempo determinato” dopo anche periodi ultradecennali di servizio !);
– procedere con immediatezza, di concerto con le Regioni ed ai sensi della corrente normativa di transito ed in riferimento all’ACN 2005-08 di comparto vigente, al passaggio delle attività di medicina specialistica al SSN, primo passo immediatamente possibile della riforma con equiparazione della tipologia di servizio. Sappiamo che il SUMAI è pronto a dare il suo contributo tecnico-giuridico e professionale !
– rivalutare con immediatezza la tipologia e il ruolo del servizio di guardia medica SIAS, struttura portante della sanità penitenziaria, suggerendo la più idonea ricollocazione nel SSN.
Oggi sappiamo di rappresentare una parte importante dei colleghi e degli infermieri. Quelli che credono alla necessità di cambiare. È un patrimonio prezioso, perché è motivato a rimanere. Dovrà necessariamente essere il nuovo asse portante della sanità in carcere. Lo richiedono gli stessi pazienti …

L’UFFICIO DI PRESIDENZA SIMSPe-onlus
IL VICEPRESIDENTE, Prof. Sergio Babudieri
I SEGRETARI GENERALI, Dr Angelo Cospito e Dr Luciano Lucanìa
IL SEGRETARIO ORGANIZZATIVO, Dr Enrico Giuliani
IL RESP. RAPPORTI ISTITUZIONALI, Dr Giulio Starnini

IL PRESIDENTE
Dr Andrea Franceschini

Maria Grazia Floris
Author: Maria Grazia Floris

Medico chirurgo

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